Giochi della memoria sul centoquarantanove

Una poesia che scrissi qualche tempo fa, dedicata a P.C.N., amico sincero a cui voglio un mondo di bene. La poesia trae spunto da una giornata passata insieme a Colico dove abbiamo visitato, soli, il Forte Montecchio Nord, una struttura della prima guerra mondiale ancora armata con quattro cannoni Schneider 149.

Sulla neve che imbianca

la cupola del centoquarantanove

l’acciaio brunito e possente

riporta alla memoria

il tuo angelico viso

dolce amico.

Ci siamo lasciati

in una fredda giornata

di erba secca e brina

prima che la neve

coprisse tutto

col suo velo mortuario

di bianco candore.

Rivedo ora in me

il tuo sorriso lieve

che scioglie il furore

dell’arma antica.

Enrico Proserpio

Dervio, 18 dicembre 2010

Mio caro Emiliano…

Eccovi una nuova poesia alessandrina. Si sa che chi disprezza… compra!

Mio caro Emiliano,

giochi a fare il maschietto,

ti dai arie da spaccafiche

e disprezzi i finocchi.

Eppure sono certo

che se da dietro

ti inculassi

guairesti

come una gattina in calore.

Enrico Proserpio

Dervio, 12 febbraio 2011

Published in: on 13 febbraio 2012 at 23:18  Commenti (4)  
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L’Appeso.

Inserito originariamente nella raccolta “Tarot, Ludus Ermeticus” della casa editrice XII, L’Appeso è un racconto western che prende spunto dall’omonima carta dei Tarocchi.

Jacob era arrivato nella cittadina qualche tempo prima, in una rara giornata di pioggia. Nella piccola piazza sterrata risaltava chiassosamente un’insegna. C’era scritto La Pistola Parlante. Sotto l’insegna si apriva una porta sgangherata da cui uscivano voci, urla e risate miste a bestemmie di ogni tipo. «Un saloon», aveva pensato Jacob. Era entrato e da lì non si era più mosso… Se volete leggerlo tutto potete scaricarlo gratuitamente cliccando qui!

Enrico Proserpio

Published in: on 12 febbraio 2012 at 16:30  Lascia un commento  
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Il Carro.

“Il Carro” è il mio racconto che, assieme a “L’Appeso” faceva parte della raccolta “Tarot, ludus ermeticus”. Ispirata alla settima lama dei Tarocchi, la storia affronta un tema ricorrente nell’esoterismo occidentale: l’alchimia.

Avevo una gran voglia di birra e nessuna intenzione di prendere la macchina e andare lontano. L’unica soluzione era andare da Hermes, il vecchio e scorbutico padrone della “Saracinesca parlante”, l’osteria sotto casa. Scesi pigramente le scale e uscii in strada. Il locale era a pochi metri. Quando arrivai, Hermes stava chiudendo la saracinesca che dava il nome all’osteria.

«Cazzarola! Volevo bermi una birra! Mi toccherà andare fino a Colico adesso!» dissi.

Se volete leggerlo tutto potete scaricarlo a questo link!

Enrico Proserpio

Published in: on 12 febbraio 2012 at 16:21  Lascia un commento  
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Il Setaccio

Segreti

rivelati per noia al compagno di banco,

quando la lezione era troppo lunga

e ti portava via, e ti imprigionava

lì, controvoglia, contro il sonno.

 

E il diario non bastava, neanche

quando lo tenevi nascosto, solo per te.

In matita e fra i compiti infiniti

ghirigori e pasticci di desideri

e sogni senza un destino di realtà.

 

Altri segreti, poi,

detti al vicino di casa, sul pianerottolo,

intanto che porge i soldi

anticipatigli per l’ultima spesa, al volo.

Per i numeri del lotto, per il tabacco.

 

Sapendo che saran più fievoli del suon di monete.

Sapendo che non ci sarà alcun resto.

 

Sapendo che, come la sabbia, bianca,

pioveranno fumosi, filtrando il setaccio.

A. J. Enlightened

Grigio è il cielo…

Anche il dolore a volte è amore e sentimento.

Grigio è il cielo

di questa sera triste

senza te.

Se ti avessi ora

dominato staresti

tra lenzuola sudate.

Legati i polsi

rigata la schiena

dalle mie unghie voraci

scosso il petto

dai lamenti del godimento

proveresti le vette

del mio amore per te.

Non ho molli carezze

né baci da femminetta

per la tua pelle candida.

Ho violenta passione,

insaziabile fame,

sensuale rabbia!

I teneri afflati

restino fuori

dalla nostra alcova.

Dervio, 14 luglio 2011

Enrico Proserpio

Published in: on 14 luglio 2011 at 20:48  Lascia un commento  
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E mentre il lago…

Nuova poesia fresca di giornata. Il desiderio spesso è frenato dalle paure e dalle convenienze. Per questo è necessario divenire degli “inattuali”nel senso che ci insegna il grande Nietzsche. Bisogna diventare esseri senza tempo, avulsi ed estranei alla propria epoca per poter giungere all’Eccelso.

E mentre il lago

ti accarezza lento

con le sue onde

io figuro l’amore

carnale e violento

che saprei darti

se solo il tuo cuore

libero fosse

di correre insieme al mio

sulle praterie riarse

o tra le nevi perenni.

Ma inattuale è il mio spirito

e incatenato il tuo

nelle paure giovanili

e nei confusi desideri.

Non c’è tempo per noi,

non c’è tempo per la passione ardente

che vorrebbe possederti

per il lupo vorace

che vorrebbe azzannarti

e farti suo

in una notte eterna.

Dervio, 07 luglio 2011

Enrico Proserpio

Published in: on 7 luglio 2011 at 15:57  Commenti (2)  
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I miei occhi Addisu…

Una nuova poesia fresca fresca. In tempi di multietnia come i nostri, il fascino ha spesso un sapore esotico.

I miei occhi Addisu

rincorrono le gocce di pioggia

che lievi scorrono

sulla tua pelle scura.

Come vorrei accarezzare

quelle membra brunite

come vorrei sprofondare

nel nero notturno

del tuo dolce sguardo!

Ma tu Addisu,

lontano e altero,

resti solo un miraggio

di esotici piaceri.

Enrico Proserpio

Dervio, 08 giugno 2011

Published in: on 8 giugno 2011 at 17:28  Lascia un commento  
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Il tirocinante.

Un racconto di un paio di anni fa. Narra l’inizio di una storia d’amore fuori dai soliti sciocchi canoni della morale. Buona lettura!

Ero un uomo arrivato. Avevo un lavoro come si deve: primario in una clinica privata, una famiglia con tutte le caratteristiche desiderabili: moglie colta, raffinata e bella, due figli adolescenti con buoni voti a scuola, cane affettuoso, rigorosamente di razza e una Porsche nera che mi dava l’illusione di essere ancora giovane.

A dire il vero non tutto era perfetto, ma pensavo fosse normale avere certi problemi, cose che fanno parte della vita di un maturo e serio professionista. Non avevo praticamente rapporti coi miei figli. Io lavoravo molto e loro avevano i mille impegni e hobby che l’adolescenza porta con sé. Nei rari momenti in cui ci si incontrava a casa scambiavamo poche fredde frasi sull’andamento dei loro studi. Sapevo ciò che facevano dai racconti di mia moglie, sempre molto più informata di me. Con lei le cose non andavano poi così male. Il nostro matrimonio si era via via trasformato in una cortese amicizia. Non avevamo più rapporti sessuali da anni. Sapevo che lei aveva degli amanti, ma non me ne curavo. Sarebbe stato ingiusto e sciocco da parte mia pensare che una donna ancora giovane e bella come lei dovesse rinunciare alla sua sessualità. Io non provavo più desiderio. Attribuivo la colpa al lavoro, allo stress, ma intimamente sapevo che la ragione vera ancora mi sfuggiva. Oggi l’ho capita, grazie a lui.

Scarica l’intero racconto cliccando qui!

Dervio, 04 giugno 2011

Enrico Proserpio

Published in: on 4 giugno 2011 at 00:10  Lascia un commento  
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Primu[r]la

Ultimamente scrivo di getto. No, non è ispirazione, questa volta è necessità. Quel bisogno di sfogare, di buttare fuori qualcosa che dentro mi tromenta e si tormenta da sé. Non c’è coscienza in quel che scrivo, lascio sgorgare disarmato quel che deve sgorgare, finchè non rimango sfinito e svuotato, ed illuso di essere un po’ più in pace.

Purtroppo non sempre l’impegno basta per raggiungere le mete. Spesso dipende anche da esse, e quando ci rifiutano, amaro è l’aroma che stagna in fondo all’animo.

 

Annebbiata è

la percezione snervata

che non sente più il pianto.

 

Il sale sciolto del magone

respinto

per resistere, per-durare

evapora, sfuma… si annulla.

 

[Quella stanchezza, quel sonno

senza sogni, senza riposo

 

si desta, quel respiro

senz'aria, pane raffermo del mattino

 

nel caffelatte annegato,

nel calore del letto, sciupato.]

 

Consapevole pienezza

di piena consapevolezza,

il masochista alienato

che si fa operare a cuore aperto.

 

Riscorgo

ormai da lontano

il coraggio inpiegabile,

l’eco esangue di un urlo ormai antico.

 

Primula di cristalli

inutili

lasciata a disidratarsi negli anni.

 

[Rughe disegnate dentro

incisioni

dalle unghie degli altri che

mai coaugulano, mai si chiudono.]

 

Neanche l’ammonire di un vetro

mi permette ora di restare

solo.

 

A. J. Enlightened

22 Febbraio 2011

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